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Il “patto di garanzia” in dettaglio

Premesse

Successivamente all’accordo di Milano, per fronteggiare la grave emergenza della finanza pubblica nazionale originata dalla crisi dei debiti sovrani, lo Stato ha varato manovre di finanza pubblica di straordinario rilievo finalizzate al pareggio strutturale del bilancio pubblico ed all’assolvimento degli altri impegni assunti in sede europea. Tali manovre hanno determinato gravi impatti, sia dal punto di vista finanziario che nei contenuti normativi, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e per le due Province di Trento e di Bolzano; in particolare, per la Provincia di Trento hanno comportato una minore disponibilità di risorse (a titolo di riserve all’erario, accantonamenti sul bilancio statale e obiettivi di miglioramento del patto di stabilità interno) pari a circa 950 milioni di euro per l’anno 2014, con un’incidenza sul bilancio prossima al 21%. Considerando anche il concorso già assicurato allo Stato dalla Provincia in base all’accordo di Milano, l’impatto complessivo ha raggiunto l’importo di 1,5 miliardi, pari al 33% dei volumi finanziari.

Tali lesioni delle prerogative legislative e finanziarie autonome, in quanto attuate in violazione dei principi statutari pattuiti a seguito dell’accordo di Milano, hanno spinto la Regione e le Province a presentare dei ricorsi dinanzi alla Corte Costituzionale, che vertevano su quattro tipologie di violazioni:

 

Tali ricorsi dinanzi alla Consulta presentavano comunque un margine di rischio per i ricorrenti, dal momento che la giurisprudenza costituzionale negli ultimi anni ha mostrato tendenze accentratrici dirette a rafforzare le prerogative statali in merito alla finanza pubblica, con particolare riferimento agli accantonamenti e alle misure di razionalizzazione e di contenimento della spesa. Le Province autonome di Trento e Bolzano hanno quindi avviato un negoziato con lo Stato, finalizzato al superamento del contenzioso costituzionale e basato su una revisione dei rapporti finanziari che salvaguardasse le prerogative dell’autonomia ed al contempo garantisse un equanime contributo della Regione e delle Province autonome al rispetto dei vincoli di finanza pubblica nazionale. Si è così concordata la revisione dello Statuto in conformità ad obiettivi di solidarietà, perequazione e riequilibrio della finanza statale, che al contempo assicurasse alla Regione e alle Province certezza e programmabilità delle risorse, quali presupposti per la tutela dell’autonomia finanziaria, per un’equa determinazione dei rispettivi concorsi agli obiettivi indicati ed infine per la sostenibilità dei concorsi stessi da parte delle Province, in relazione all’esercizio delle molteplici competenze loro attribuite dallo Statuto e dalle relative norme di attuazione.

Il “patto”

Il confronto con lo Stato si è tradotto in un accordo, sinteticamente definito “patto di garanzia”, stipulato il 15 ottobre 2014 a Roma alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Delrio, dei presidenti Rossi e Kompatscher, del ministro dell’economia Padoan, del ministro agli Affari regionali Lanzetta e del sottosegretario agli Affari regionali Bressa, fra le Province autonome di Trento e Bolzano e lo Stato che ha definito un nuovo quadro dei rispettivi rapporti finanziari. Tale intesa si aggiunge alle previsioni dell’accordo di Milano del 2009, modificandone alcuni aspetti significativi e prevedendo nuove disposizioni, sia statutarie (principalmente nel titolo VI dello Statuto) che extratestuali, realizzando così un nuovo quadro complessivo dell’autonomia finanziaria provinciale. Più precisamente, il patto ha stabilito in maniera certa l’entità dei concorsi agli obiettivi di risanamento pubblico che le Province sosterranno negli anni a venire, escludendo per esse l’applicazione di nuove manovre finanziarie nazionali e di nuove richieste da parte dello Stato; è stato inoltre ridotto il sacrificio finanziario richiesto alle Province a partire dal 2018, prevedendo che l’entità di questo sacrificio non sia modificata fino al 2023, ad ulteriore garanzia di stabilità per i futuri bilanci provinciali. Le Province si sono contestualmente impegnate a ritirare i ricorsi pendenti alla Corte costituzionale e garantire dal 2015 al 2017 un importante contributo al risanamento della finanza pubblica. Il maggiore importo che le province corrisponderanno negli anni 2015, 2016 e 2017 rispetto a quanto sarà versato a partire dal 2018 sarà in parte restituito dallo Stato, che si è impegnato a versare alla Provincia le riserve erariali previste, a decorrere dal 2019, in quote annue di 20 milioni. In sostanza, le Province hanno garantito allo Stato un cospicuo impegno sui versanti della solidarietà, della responsabilità e della crescita della competitività nazionale, rinnovando il profilo finanziario della propria autonomia.

In conclusione, dal punto di vista delle garanzie non solo come abbiamo visto il patto contiene la disciplina completa dei rapporti finanziari tra Stato, Regione e Province, attribuendo carattere di esaustività agli obblighi e agli oneri posti in carico alle autonomie e così sottraendo queste ultime da ulteriori obblighi e oneri derivanti di manovre statali di finanza pubblica, ma è prevista anche la trasmissione dell’accordo al Cancelliere della Repubblica d’Austria, ancorando dunque il patto al quadro di tutela internazionale dell’autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

In sede di sottoscrizione del patto il governo ha garantito il pieno riconoscimento in capo alla Regione e alle Province dell’autonomia finanziaria con riguardo alla materia del coordinamento della finanza pubblica, di modo che la Regione e le Province provvedano, per sé e per gli altri enti pubblici locali, ad adottare autonome misure di razionalizzazione e contenimento della spesa.

Flessibilità

Il “patto di garanzia” ha altresì introdotto per Trento e Bolzano la possibilità di un utilizzo più flessibile delle risorse provinciali, nella prospettiva dell’eliminazione degli effetti del patto di stabilità sul territorio, oltre all’opportunità di introdurre crediti d’imposta e detrazioni fiscali per le imprese, di regolare le entrate che derivano da accise di gasolio e riscaldamento ed infine di utilizzare la cassa residua, ovvero fondi attualmente inutilizzati, per ridurre il debito dei Comuni.

Le novità relative alla disciplina del credito d’imposta possono essere attuate in riferimento a tutte le tipologie di tributi, anche statali, mediante apposite leggi provinciali, nel rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato. In base a tale previsione, la normativa provinciale vigente può disciplinare le modalità di erogazione di incentivi, contributi, agevolazioni o sovvenzioni, prevedendo meccanismi di compensazione della Provincia nei confronti dell’Agenzia delle entrate, volto a coprire il credito d’imposta concesso. Il patto contempla inoltre un’accelerazione nella determinazione delle quote di gettito delle accise sui combustibili da riscaldamento, favorendo un rapido versamento delle quote spettanti alle Province. Infine, il patto autorizza le Province a intervenire per la riduzione del debito dei Comuni del territorio, mediante anticipazioni di fondi, utilizzando le proprie disponibilità di cassa: questo consente di ridurre il debito del settore pubblico provinciale, di mobilitare utilmente risorse finanziarie e di ridurre l’onere per gli interessi passivi a carico degli enti locali.