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Cenni di storia del Trentino

Il Trentino è una terra di frontiera ubicata nel centro dell’arco alpino, con un passato austro-ungarico e con solide radici italiane. Per vocazione e collocazione geografica è sempre stata luogo di transito e punto d’incontro tra mondo latino e area germanica, ospitando nei secoli un confronto tra lingue e culture diverse ma mantenendo un’unità di usanze, di tradizioni e soprattutto di autogoverno che ha storicamente costituito il presupposto per l’autonomia che attualmente la contraddistingue.

La geografia di questo territorio comincia nel Paleolitico Superiore, quando i ghiacciai che ricoprivano le valli ai piedi delle Dolomiti iniziarono a ritirarsi, ma è solo con l’età del Ferro che si ha testimonianza dei primi insediamenti umani appartenenti all’etnia dei Reti sul territorio alpino, che venne più volte invaso anche dalla popolazione celtica dei Galli. Tra il I ed il II secolo a.C. l’Impero Romano riorganizza in varia guisa il territorio transpadano, avendolo occupato come colonia ed aprendo la strada anche alla progressiva evangelizzazione, ma garantendogli comunque autonomia amministrativa e commerciale. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente il territorio diviene facile preda delle scorrerie barbariche fino all’arrivo nella seconda metà del VI secolo dei Longobardi che costituiranno il ducato di Trento, entrato nel 777 d.C. a far parte dell’Impero Carolingio. L’importanza strategica del territorio tridentino lo rese oggetto di contesa tra i regnanti dopo la dissoluzione di tale Impero: entrò a far parte dei feudi del regno tedesco, passando prima dalla signoria dei principi di Carinzia alla casa di Sassonia fino a quella di Franconia per assestarsi infine nei domini bavaresi.

Nel 1027 fu istituito il Principato Vescovile di Trento: l’infeudazione dei vescovi garantiva la tenuta territoriale dell’Impero contro tentativi destabilizzanti derivanti dall’ereditarietà dei privilegi propria dei feudatari delle grandi casate. Il vescovo aveva ottenuto poteri eccezionali per l’epoca, essendo subordinato al solo imperatore ed esercitandone tutte le funzioni pubbliche, ma la sua carica ecclesiastica lo pregiudicava nelle funzioni secolari di difesa territoriale e d’imposizione di leggi e tributi: nacque così la figura dell’avvocazia della Chiesa, deputata alla difesa delle sovranità vescovili, che nel 1250 con i conti del Tirolo divenne titolo ereditario: mediante tale incarico il casato si appropriò di gran parte dei feudi trentini, che avrebbero poi costituito la Contea del Tirolo; il casato si estinguerà nella seconda metà del XIV secolo e la regione entrerà per vie successorie nell’orbita politica del futuro Impero Asburgico, dalla quale uscirà sostanzialmente solo con la prima guerra mondiale.

Il cardinale Bernardo Clesio preparò il Concilio ecumenico di Trento, tenutosi dal 1545 al 1563, collocando la regione al centro degli eventi politici europei. Seguirà, dopo i Madruzzo, un’epoca di contese prima con i conti del Tirolo poi con la casa d’Austria che era loro subentrata nel 1665, che porterà alla revoca del potere temporale vescovile. Tra il 1700 ed il 1800 la regione, sotto il governo illuminato austriaco, subì una riduzione della ormai secolare autonomia amministrativa ma godette di importanti riforme, come l’introduzione dell’obbligo scolastico. Le guerre napoleoniche ruppero la soggezione di queste aree alle diverse casate nel quadro del diritto feudale, dove la collocazione sull’uno o sull’altro lato del confine linguistico non costituiva un fatto politicamente rilevante. Fra il 1803 ed il 1815 il Trentino, linguisticamente italiano, ed il Tirolo meridionale, linguisticamente tedesco, subirono una serie di mutamenti di sovranità che li portarono prima entrambi sotto il dominio austriaco, poi sotto quello bavarese poi, il solo Trentino, a far parte del Regno d’Italia (1810-13) fino a quando il Congresso di Vienna ristabilì il dominio austriaco protrattosi su entrambe le zone per oltre un secolo. Il Trentino veniva così inglobato nella Contea del Tirolo e nella Confederazione Germanica.

Nel 1848 il popolo trentino reclamò l’autonomia dai legami austriaci a favore di quelli italiani, ingenerando uno stato di inquietudine diffusa che sfocerà nel movimento irredentista. La prima Guerra Mondiale vide la sconfitta austriaca e l’annessione dei territori del Trentino e dell’Alto Adige al Regno d’Italia con il Trattato di Saint-Germain. La popolazione trentino-sudtirolese richiese a Vittorio Emanuele III il mantenimento delle forme di autonomia amministrativo-legislativa in vigore sotto l’Impero Austro-Ungarico, ma l’avvento del regime fascista spense ogni speranza con l’instaurazione di uno Stato accentratore e con la violenta repressione di ogni forma di opposizione.

La politica fascista di italianizzazione dell’Alto Adige vide nel 1939 l’accordo tra Mussolini ed Hitler relativo alle “opzioni”, cioè all’obbligo per i cittadini di lingua tedesca e ladina di scegliere tra il restare in Italia rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica oppure il trasferirsi nei territori del Terzo Reich. L’Italia entrò nella seconda Guerra Mondiale nel 1940 a fianco della Germania, nel 1943 crollò il regime fascista e venne firmato l’armistizio con gli Alleati; fino alla fine della guerra i territori trentini e sudtirolesi restarono occupati come provincia del Reich. Nel 1945 le truppe alleate raggiunsero Trento e Bolzano ed assunsero il controllo della regione.

L’attuale autonomia della Regione Trentino-Alto Adige/ Südtirol trova fondamento nell’accordo sottoscritto il 5 settembre 1946 a Parigi dal Presidente del Consiglio italiano Alcide Degasperi e dal ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber, che fu allegato al Trattato di Pace degli Alleati con l’Italia. La decisione di mantenere l’Alto Adige nello Stato italiano impose l’adozione di uno speciale regime di tutela della minoranza di lingua tedesca. L’Accordo di Parigi trova fondamento nella storia comune dei due territori, nelle tradizioni autonomistiche della regione e nella scelta di risolvere il problema della convivenza tra gruppi linguistici diversi attraverso la tutela delle rispettive identità etniche, linguistiche e culturali.

L’Accordo Degasperi–Gruber riconosce eguaglianza di diritti tra abitanti di lingua italiana e tedesca della Regione e garantisce al Trentino Alto Adige/Südtirol un potere legislativo ed amministrativo autonomo. Con legge costituzionale nel 1948 venne approvato il primo Statuto di autonomia, basato su uno schema tripolare che vedeva la Regione autonoma titolare delle maggiori competenze di autogoverno, e le due Province (non autonome) di Trento e di Bolzano con competenze residuali.

L’esecuzione dell’Accordo incontrò difficoltà interpretative ed attuative che si intrecciarono col mutare del contesto internazionale e con le forti tensioni politiche ed etniche che hanno caratterizzato la questione sudtirolese. Nel 1960 il cancelliere austriaco Kreisky portò la questione altoatesina all’attenzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il Governo italiano istituì una Commissione di studio per l’Alto Adige, la Commissione dei 19 (1961-1964): essa elaborò un complesso di norme che costituirono nel 1969 la base del “Pacchetto di misure a favore delle popolazioni altoatesine”, approvato dal Parlamento italiano, da quello austriaco e dal congresso della SVP rappresentando il fondamento della nuova autonomia, che si concretizzò nell’approvazione del secondo Statuto, in vigore dal 1972. Esso assegna alle due Province, divenute autonome, di Trento e di Bolzano la maggior parte delle competenze legislative ed amministrative prima detenute dalla Regione, cui se ne aggiunsero altre progressivamente trasferite dallo Stato negli anni.

Nel 1992 l’Austria consegnò all’ONU la “quietanza liberatoria” con la quale attestava l’integrale attuazione dell’Accordo Degasperi-Gruber. Dal 1972 ad oggi l’autonomia delle Province di Trento e di Bolzano è stata notevolmente ampliata con l’approvazione – sino alla data odierna – di ben 146 normative attuative dello Statuto.